“Regina della notte”
Dea sublime che la Luna miri,
triste, nella notte, mentre questi
luoghi, benedetti dai respiri
tuoi, allieti di sorrisi mesti,
tra le vesti opalescenti, con quel
non so che di sacro, dalla voglia
vibrano le carni bianche del bel
corpo tuo. Ei , fresco come foglia
di rugiada umida, sognando,
candido, proibite voluttà e
rei abbandoni e liberando
d’ ogni velo ‘l fremito tremante che
lo afferra, l’ anima innocente
ch’ alberga, peccando, stretto nelle
chiome madide, tradisce. Sente
‘l cuore tuo ch’ al di fuori delle
fronde ch’ al mio guardo reo t’ ascondon
nulla esiste. L’ universo esplode
nel tuo grembo e gli occhi tuoi confondon
stelle in fiamme che cantan la tua lode.
Dea eterna, come posso vivere io
se fonte d’ immortalità era ogni bacio tuo pel cuore mio,
petali scarlatti le tue labbra rosse
e polvere di stelle i tuoi occhi, danza tutte le tue mosse?
Sei sovrana tu dei venti che esili m’ innalzano.
Dolcemente, aprimi ‘l tuo impero: lascia che le stelle m’ avvolgano!...
T’ adoro segretamente dal dì
in cui mi lasciasti. Nulla mi dà,
più del rammentar il primo bel sì
che mi desti, gioia, e d’ alcunché sa
l’ esistenza mia lontano dal cuor
tuo. Folle di suoni e lamenti,
giaccio steso in un incubo, amor.
Anima mia, dimmi cosa senti!
Luci abbaglianti ti feriscon,
t’ abbandoni a visioni di fantasmi,
ti disgreghi nel terror, languiscon
nel dolor speranze acri, spasmi
che ti han costretto a rifuggire
‘l vero. Tremo, scrivo e l’ opera mia
vive d’ ogni stilla ch’ odo fluire,
rossa, lungo le mie braccia. E sia!
‘L volto sfigurato, sono sacro:
un glorioso Cristo senza Dio che,
d’ onta, sangue e sputi simulacro,
ti innalza e non ama che te!
Il vento della terra,
il gelo della morte
pervadono ‘l mio antro.
Quell’ angolo oscuro
non può valermi da riparo.
Umide nebbie,
come oppiacei vapori,
salgon dagli stagni
nel funereo gracidare
d’ un tramonto allucinato.
L’ anima si dissolve nell’ ambiente,
in un torbido nulla prenatale,
nel torpore d’ un orgasmo,
nello spazio siderale.
Totalità e apoteosi collassano
sotto ‘l peso del non-senso
e le membra godono
nel lor puro non-sentire!
Non è ancor spento ogni fuoco, sai: lotterò, oh mia taciturna!
Con l’ ardor d’ un bimbo sognerò; t’ amerò, volta mia notturna!
Muore ogni idea, ma, esangue dio, volerò!
Ucciderò col respiro mio la resa e sol per te vivrò!
Saria mendace ‘l dir: “Ti bramo
com’ al dì dei primi baci”.
Mente al ver proferir: “T’ amo
quanto ‘l giorno ‘n cui ti vidi”.
Non palpitava allora ‘l core
né d’ amor m’ ardean le braci.
Se piangi, tremo or di dolore
e gioisco quando ridi.
Che le stelle m’ avvolgano!...